martedì 29 aprile 2008

Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.
B. Russell

Nuove foto in galleria

Foto di Gaspare Messina

venerdì 25 aprile 2008

White owl

Foto di Gaspare Messina

lunedì 21 aprile 2008

Ultimo libro letto - L'arte della felicita'

Che cos'è per voi la FELICITA' ?
Un modo di essere?
Un' insieme di emozioni che vi donano benessere e gioia?
La realizzazione dei vostri desideri?
Il raggiungimento dei vostri traguardi?

La felicità è lo scopo della vita di ogni essere umano!

Tutti noi nella vita siamo sempre alla ricerca di qualcosa di meglio... E che cosa è sinonimo di felicità? i soldi? il successo? la fama? la stima degli altri? il potere? l'amore?

La risposta può essere trovata in questo libro... attraverso gli insegnamenti di un uomo apparentemente semplice ma profondamente straordinario. Sua Santità il DALAI LAMA che ha voluto svelare ad ogni essere umano a prescindere dalla religione di appartenenza, dalla sua cultura e dal colore della sua pelle, un metodo universale per raggiungere la felicità spiegandoci come contrastare gli stati mentali negativi come la rabbia, l'ansia, la paura, l'insicurezza, lo sconforto, l'odio, l'avidità..., e come trasformare le avversità della vita in occasioni per conquistare la serenità interiore. L'autore del libro è uno psichiatra americano Howard C. Cutler che riporta attraverso un linguaggio semplice e alla portata di tutti il contenuto dei suoi colloqui privati avvenuti in India e in Arizona con Sua Santità il Dalai Lama, arricchendoli di esempi, osservazioni, commenti personali al fine di far conoscere al lettore anche il suo punto di vista tipicamente occidentale.

"Parte tutto dalla nostra mente, addestrare la mente, rieducarla è la chiave della nostra felicità".

Probabilmente il libro più significativo e profondo che abbia mai letto, ogni pagina letta soppesando ogni singola parola con il cuore esprime concetti d'amore e felicità universali, a prescindere dal proprio credo religioso. Libri come questo restano nel tempo, e spesso cambiano intimamente la maniera di porsi nei confronti della vita di chi li legge. Lo consiglio a chiunque sia capace di mettere in discussione se stesso, il proprio modo di pensare, di agire e a chi curi particolarmente la propria spiritualità. Capace di infondere serenità e positività a chiunque la legga. Tutti insegnamenti vitali per affrontare la crudele quotidianità con un atteggiamento mentale costruttivo e mai distruttivo. Se siete persone nervose o indaffarate, che corrono sempre, potreste non capirlo... ma è proprio questo il segnale, che avete bisogno di pace, amore e serenità.

sabato 19 aprile 2008

Zootecnia e vacche grasse: il rovescio della medaglia

E' di questi giorni la notizia di violente proteste e vari focolai scoppiati in alcuni paesi del "sud del mondo" a causa di rincari spropositati su beni alimentari di base:

"Alla crisi energetica e finanziaria del globo si aggiunge inevitabilmente quella della fame. I primi segnali sono già arrivati da qualche anno, sotto gli occhi di tutti, con la crescita dei prezzi dei generi alimentari, ma le vere o drammatiche sono attualmente visibili soprattutto nei paesi meno sviluppati, dove il rincaro del prezzo sta spingendo alla fame milioni di persone. In particolar modo nei paesi dove il 60% del reddito disponibile è impiegato per il fabbisogno alimentare. Inevitabili anche le proteste violente scoppiate di recente ad Haiti, nel Corno d'Africa e nei paesi subsahariani. Tra le cause determinanti del fenomeno si annovera l'ingresso della Cindia (Cina e India) dal lato della domanda energetica e alimentare. Il rincaro del petrolio spinge al rialzo il costo del trasporto e dei fattori produttivi agricoli."

Di seguito alcuni numeri e costatazioni che mi sembrano doverose da esprimere in relazione all'argomento.

Secondo la Banca Mondiale, attualmente si produce una quantità di vegetali che sarebbe sufficiente a nutrire, con 6.000 calorie ogni giorno, oltre 11 miliardi di persone - quasi il doppio dell'attuale popolazione mondiale.

Una simile quantità di cibo è molto più di quanto serva per nutrire tutta l'umanità (6.000 calorie sono una quota 2 o 3 volte superiore all'apporto calorico quotidiano raccomandato). Il problema è che la maggior parte dei vegetali che coltiviamo viene destinata all'alimentazione degli animali allevati allo scopo di produrre carne e latte.

Se i vegetali consumati da questi animali fossero direttamente destinati al consumo umano, si potrebbero nutrire molte più persone di quante è possibile sfamarne producendo carne. Gli animali trasformano i vegetali in carne (o latte o uova) per il consumo umano, ma la trasformazione comporta notevoli perdite delle proteine e dell'energia contenute nei vegetali, dato che una parte dei loro nutrienti serve a sostenere il metabolismo degli animali, un'altra a produrre tessuti non commestibili (ossa, cartilagini, frattaglie) e un'altra parte ancora va persa tramite gli escrementi. Destinando un ettaro di terra all'allevamento bovino otterremmo in un anno 66 Kg di proteine, mentre destinando lo stesso terreno alla coltivazione della soia otterremmo nello stesso tempo 1848 Kg di proteine, cioè 28 volte di più.

Nell'arco della propria esistenza, un italiano consuma mediamente 14 bovini, 23 suini, 45 tacchini e 1.100 polli - per un consumo di carne annuo pari a 80 Kg (tre volte il quantitativo ritenuto accettabile dall'Istituto Italiano della Nutrizione). Solo nella pianura padana, si allevano 6 milioni di bovini e 6,3 milioni di suini e vengono macellati oltre 700 milioni di animali ogni anno - ma per soddisfare l' iperconsumo di carne, dobbiamo importare prodotti animali per un valore di 10.000 miliardi l'anno.

Il sistema produttivo punta al massimo profitto, rappresentato dal massimo ribasso dei costi e quindi dal ricorso ad ogni espediente che aumenti la resa della merce. L'attuale modello zootecnico fa largo uso di antibiotici e di stimolatori della crescita: il settore del mercato farmaceutico alimentato dagli allevamenti globalmente ha un giro d'affari di circa 250 miliardi di dollari. Il controllo sulle carni, in Italia viene eseguito per rilevare la presenza di ormoni o di alcune malattie infettive, non per garantire la qualità totale. Le sostanze ormonali vietate in Europa circolano quindi abbondantemente, perché il loro utilizzo produce ricavi economici non indifferenti.

Nei Paesi industrializzati vive un quarto della popolazione globale, che consuma 3 volte più del totale dei consumi del 75 per cento restante della popolazione umana complessiva e consuma tre quarti della produzione alimentare globale. Il 20 per cento più ricco della popolazione globale consuma il 45 per cento della carne e del pesce.

Ogni anno, la popolazione umana aumenta di 90 -100 milioni di persone. Il Worldwatch prevede che, entro il 2030, la popolazione aumenterà di 3,6 miliardi di persone e che la maggior parte delle nascite avverrà nel Terzo Mondo. La Banca Mondiale avverte che soddisfare la richiesta globale di cibo diverrà sempre più difficile.

L'abitante di una nazione sviluppata come gli Stati Uniti consuma in media una quantità di beni e servizi circa 30 volte maggiore di quella cui accede chi abita in una nazione sottosviluppata come, ad esempio, il Bangladesh. In altri termini, dobbiamo moltiplicare i 280 milioni di cittadini degli Stati Uniti per 30, se vogliamo confrontare il loro reale impatto economico ed ecologico con quello di 70 milioni di cittadini del Bangladesh. A consumare più risorse, non sono i più ricchi residenti nei Paesi ricchi rispetto a quelli meno abbienti, ma le classi medie più numerose dei Paesi ricchi rispetto a quelle delle aree povere. La limitazione dei consumi, quindi, spetta innanzitutto ai Paesi industrializzati, responsabili del più sproporzionato spreco di risorse globali.

Anche limitazioni modeste, da parte di tali Paesi, avrebbero risonanza enorme. Se, ad esempio, i cittadini Statunitensi riducessero del 10 per cento il proprio consumo di carne, si risparmierebbe una quantità di cereali sufficiente a nutrire 60 milioni di persone. Attualmente, 60 milioni di persone muoiono per denutrizione ogni anno.

Negli Stati Uniti, un cittadino consuma in media (soprattutto sotto forma di carne, uova, latte, latticini e uova) circa 1400 chili di cereali ogni anno. Circa la metà dei vegetali coltivati viene usata per produrre mangimi. Oltre l'80 per cento del mais e il 95 per cento dell'avena servono a nutrire gli 8 miliardi di animali macellati ogni anno. Gli allevamenti consumano circa quattro quinti di tutti i cereali prodotti e gli animali consumano una quantità di proteine vegetali sufficiente a nutrire la popolazione umana di una nazione cinque volte più grande degli USA. Un cittadino asiatico, mediamente consuma meno di 500 chili di cereali all'anno, soprattutto in forma integrale. Nonostante ciò, 36 dei 40 Paesi più poveri del mondo attualmente esportano cibo verso gli Stati Uniti e l'Europa.

Zootecnia e danni ambientali

  • nella foresta dell'Amazzonia l'88% dei terreni disboscati è adibito a pascolo.
  • a partire dal 1960, oltre un quarto delle foreste del centro America sono state spazzate via per ottenere spazio per gli allevamenti.
  • in Costa Rica, i terreni da pascolo creati dai proprietari fondiari per soddisfare il mercato di carni bovine degli USA hanno distrutto oltre l'83 percento dell'originario patrimonio forestale, causato una diffusissima erosione del suolo irrecuperabile e concentrato le terra nelle mani di pochi proprietari; in Ecuador, il consumo di carne ha finanziato l' abbattimento del 96 percento delle foreste del versante pacifico; quasi il 70 per cento delle foreste del Panama sono state disboscate per convertirle in pascoli.
  • in Cile rimane solo un terzo della vegetazione originale - il resto è stato sfruttato come foraggio per gli animali allevati.
  • per ottenere un Kg di farina è necessario utilizzare circa 22 g di petrolio, per produrre un Kg di carne è necessario impiegare193 g di petrolio: quasi 9 volte tanto, tant'è che, secondo Ernst U. Weizäcker del Wuppertal Institute, il contributo all'effetto serra dato dagli allevamenti è circa pari a quello dato dalla totalità del traffico degli autoveicoli nel mondo.
  • l'inquinamento diretto da parte dagli allevamenti non si può tralasciare: in Italia essi producono annualmente circa cento milioni di quintali di deiezioni animali; caratterizzate da un basso contenuto di sostanza secca e da un alto contenuto dei metalli pesanti (come zinco e rame), somministrati artificialmente agli animali allevati, che nel terreno possono raggiungere concentrazioni al limite della fitotossicità e causano una vera e propria "fecalizzazione ambientale", con i conseguenti rischi di inquinamento microbiologico delle falde acquifere, già contaminate da nitrati e nitriti. Oltre al contenuto organico e a quello di metalli pesanti, gli allevamenti inquinano tramite i residui dei farmaci (soprattutto antibiotici ed ormoni) somministrati agli animali.
  • un altro grave problema causato dagli allevamenti e dei terreni coltivati a foraggio è l'enorme consumo di acqua. L'acqua dolce viene utilizzata non solo per irrigare le sempre maggiori estensioni di terreno richieste per soddisfare la richiesta di foraggi, ma anche per pulire continuamente le stalle ed i macelli dai residui della macellazione e dagli escrementi, oltre che per abbeverare gli animali. Per produrre un grammo di proteine animali è necessario usare in media 15 volte la quantità d'acqua necessaria per produrre un grammo di proteine vegetali e quasi la metà dell'acqua dolce utilizzata ogni anno negli USA è destinata agli allevamenti.

Tale silenzio non sorprende: romperlo costringerebbe il quinto più ricco della popolazione mondiale (reddito 86 volte superiore a quello del quinto più povero) a mettere in discussione il proprio stile di vita e a negare il dogma del "più ce ne è, meglio è". L'ammontare complessivo dei sussidi versato dai Paesi industrializzati alle proprie industrie agrozootecniche ammonta a 300 miliardi di dollari: sei volte di più del valore ufficiale degli aiuti forniti al Terzo Mondo.

giovedì 17 aprile 2008

Metodi da European Community


A Bucarest, per far fronte ai duecentomila cani abbandonati, il sindaco Traian Basescu ha pensato bene, fallito il programma internazionale di sterilizzazioni, ha deciso così. "Uccideteli tutti", ha ordinato alle squadre di hingher (così si chiamano gli accalappiacani da queste parti), "e non se ne parli più". Il metodo e' quello di iniettargli nel cuore solfato di magnesio. Spesso vengono uccisi prima, spezzati come un grissino dalla crosa - la lunga micidiale "tenaglia" degli accalappiacani - e poi gettati nella spazzatura. Ogni animale vivo o morto, con collarino o senza, frutta 10€ lei, 7€ lui, l'incentivo promesso dal Comune.

La storia dei cani di Bucarest risale ai tempi di Ceausescu che demolì, primi Anni '80, interi quartieri per costruirci la sua mostruosa Casa del popolo. Il problema nacque allora. La gente fu deportata in altre zone della città e fu costretta ad abbandonare a se stessi gli animali domestici, per lo più cani, che negli anni sono diventati un numero impressionante.
"La strage di questi innocenti serve solo a gettare fumo negli occhi di un'opinione pubblica stremata dalla miseria e che ha paura di tutto, ci sono ragioni politiche dietro questa carneficina", la tesi condivisa da molti di Ana Halmageaunu, presidentessa di una organizzazione romena per la protezione degli animali.



A tal proposito sono da qualche anno presenti sul posto, come volontari, due encomiabili organizzazioni italiane, che hanno creato dei centri per la cura e la sterilizzazione di questi poveri animali, strappandoli alle mani dei boia. Il loro lavoro comunque resta di immani proporzioni vista la dimensione del problema. Per chi volesse avere maggiori informazioni o dare loro un piccolo e solidale contributo, riporto i loro link. Grazie. G.M.

venerdì 11 aprile 2008

Aggiornamento galleria fotografica

Ho inserito nuove immagini nella mia galleria fotografica. Buona visione. Categorie aggiornate: Architetture - Pets - Other Life - Bird - Objects - Varius

Vai alla galleria

giovedì 10 aprile 2008

Fantasmi. Dispacci dalla Cambogia

L’informazione

Foto di Gaspare Messina

Come ha scritto un sociologo americano, “Il processo attraverso cui le notizie vengono identificate, raccolte, scritte e preparate produce una particolare versione della realtà che, nel suo complesso, va a supporto dell’ordine sociale esistente”. In altre parole: il sistema dell’informazione, nella forma in cui si è sviluppato nel corso dell’ultimo secolo, non è costruito per raccontare la “verità”, ma per veicolare e rafforzare i valori fondanti del mondo di cui è espressione, vale a dire la moderna società occidentale dei consumi. Da questo dato di fatto nasce la diffusa sensazione secondo cui giornali e televisione non raccontano, o talvolta addirittura nascondono, la realtà. Tale stato di cose ha radici innanzitutto economiche: l’industria dell’informazione è fondata sulla vendita di una merce – le notizie – ma si nutre di due valori aggiunti, che possiamo sintetizzare in altrettante parole: Politica e Pubblicità. La politica ha bisogno dell’informazione almeno quanto l’informazione ha bisogno della politica. Bisogna infatti considerare che l’informazione ha costi elevati, e che i grandi mass media occidentali non appartengono a organizzazioni filantropiche, ma a società di capitali, spesso legate a filo doppio alla politica, e comunque non interessate – se non in particolari circostanze – ad un rapporto conflittuale con essa. L’altro valore aggiunto del sistema dell’informazione è la pubblicità, da cui deriva più del 60% degli introiti di giornali e televisioni. La pubblicità è per sua natura conformista: non ha bisogno di cittadini informati sugli squilibri tra nord e sud del mondo, o sulla miseria delle bidonville keniote, o sui guasti all’ambiente. Essa ha bisogno di buoni consumatori. E i consumatori migliori sono quelli che non s’interrogano sulla provenienza delle loro scarpe da tennis, o sulle politiche delle multinazionali alimentari nel Terzo mondo, o sulle emissioni di ossido di carbonio nell’atmosfera. Per ovvie ragioni, infatti, è preferibile che i consumatori siano soddisfatti – o almeno moderatamente contenti – del mondo in cui vivono. Giornali o televisioni che dedicassero una buona parte del loro lavoro a informare sui mali del mondo, e ad interrogarsi – o interrogare i politici – su come risolverli, non sarebbero visti come un buon veicolo pubblicitario dalla maggior parte degli acquirenti di spazi promozionali. Sono questi, grossomodo, i motivi per cui l’informazione di cui ci nutriamo ci appare superficiale, cinica, leggera, indifferente ai veri mali della società.

Una Chiesa povera

Foto di Gaspare Messina

Ha affermato il teologo sudafricano Albert Nolan: "Se ci sono voluti tre secoli, alle chiese sudafricane, per dire che l'apartheid e' peccato, di quanti secoli avra' bisogno la chiesa cattolica per riconoscere che questo sistema economico, l'Impero del denaro, e' peccato?"


"Siamo arrivati oggi ad un momento ecclesiale in cui parlare dei poveri e della chiesa povera… Non so: mi sembra quasi di essere un marziano, talmente il discorso mi sembra lontano. Mi fa impressione: mentre siamo arrivati ad una chiesa che a parole proclama tutto, nei fatti non siamo forse mai stati cosi' lontani da una stile di Chiesa povera e di Chiesa dei poveri. E' una costatazione forse brutale, ma non ho paura di dirla, proprio perche' vivo nei sotterranei della vita e della storia, proprio perche' ho fatto una scelta dei poveri, con i poveri. Guardandomi attorno, mi sembra che la chiesa e' oggi lontanissima dai poveri. E' una chiesa, tutto sommato, medio-alto borghese, che ha fatto dei poveri l'oggetto della sua carita', ma dove i poveri non sono il soggetto primario della sua evangelizzazione. Abbiamo bisogno di una Chiesa povera, abbiamo bisogno di uno stile semplice: solo cosi' il mondo ci credera', e solo cosi' potremo fare la battaglia a favore della vita. Ormai il sistema mondiale, a cui le Chiese sono funzionali, non fa altro che portarci tutti inesorabilmente alla morte. Solo una Chiesa capace di fare delle scelte di poverta', chiamiamole pure di stile di vita semplice, potra' mettere in crisi questo sistema. Oggi le Chiese sono convocate dalla storia ad ascoltare il grido immane dei poveri, che sono il diretto risultato di un sistema economico che non fa che accrescere il loro numero. Ascoltare il grido dei poveri e diventare lei stessa povera: e' questa la scelta che la Chiesa ha di fronte: o la imbocca, oppure lei stessa tradisce il Vangelo e diventa complice di un sistema di morte che porta inesorabilmente tutti alla rovina."


Padre Alex Zanotelli

L’urlo

Foto di Gaspare Messina

Se non riusciremo ad udire il grido che proviene da questi volti, da questi ultimi, niente avverra' dentro di noi.

"Ho conosciuto tanta gente che ha come obiettivo della sua vita i soldi, il successo, la macchina… ma, alla sera, nel momento di maggior sincerita', mi ha confessato che stava sperimentando il vuoto."

Padre Alex Zanotelli

martedì 8 aprile 2008

Soli

Foto di Gaspare Messina

giovedì 3 aprile 2008

Empatia

"Non solo l'empatia e' importante come mezzo per rafforzare la compassione, ma in genere, se si hanno difficolta' nei rapporti col prossimo a qualsiasi livello, e' assai utile mettersi nei panni degli altri per capire in che modo si reaggirebbe alla situazione. Anche se non abbiamo esperienze in comune con l'altro o se il nostro stile di vita e' molto diverso dal suo, possiamo immedesimarci usando l'immaginazione. Occorre forse una certa creativita'. Tale tecnica ci impone di abbandonare temporaneamente il nostro consueto punto di vista e di guardare le cose con gli occhi dell'altro; di immaginare come vivremmo la situazione se fossimo nei suoi panni , come l'affronteremmo al suo posto. Aiuta a sviluppare la coscienza e i sentimenti altrui: un fattore questo essenziale alla riduzione dei conflitti e dei contrasti con il prossimo".

Dalai Lama


Photo selection 2008
By Gaspare Messina Photographer

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