mercoledì 18 luglio 2007
Layer e Layer Mask, by Juzaphoto
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Feedssabato 14 luglio 2007
Penso che…
«Il fanatismo è l'opposto dell'amore». «Una volta un uomo saggio - un musulmano, badate bene - mi ha detto di sentirsi più vicino a un ebreo, a un cristiano, a un buddhista o persino a un ateo razionale e ragionevole che a un fanatico della sua stessa religione. Sono d'accordo, la penso esattamente allo stesso modo. E sono d'accordo con Winston Churchill, secondo il quale un fanatico è una persona che non cambia opinione e non è capace di cambiare argomento».Argomenti relativi: Pensieri
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Penso che…
Feedsmercoledì 11 luglio 2007
La “Complessità Suprema” (Abdul Ghani, da “Shantaram” – Bombay)
«La storia dell'universo è una storia di movimento». «L'universo che conosciamo - questa è solo una delle sue tante vite – cominciò con un'espansione così rapida e smisurata che possiamo parlarne, ma ci è impossibile capirla, o anche solo immaginarla. Gli scienziati la chiamano Big Bang, ma non fu un'esplosione paragonabile a quella di una bomba. Nei primi istanti dopo quella gigantesca espansione, nelle prime infinitesimali frazioni di secondo, l'universo era come una ricca zuppa fatta d'ingredienti semplici. Talmente semplici da non essere ancora atomi. Mentre l'universo si espandeva e si raffreddava, quei piccoli elementi si unirono e formarono particelle. Poi le particelle formarono i primi atomi. Poi gli atomi costituirono le molecole. Poi le molecole si unirono e crearono le prime stelle. Le stelle seguirono il loro ciclo, ed esplosero producendo una pioggia di nuovi atomi. I nuovi atomi si unirono e formarono altre stelle e pianeti. La materia di cui siamo fatti proviene da quelle stelle morenti. Siamo fatti di stelle. Fin qui mi segui?» Puoi verificare su qualsiasi testo scientifico… senza dubbio la scienza ha ragione, nei limiti di ciò che conosciamo. E un po' di tempo che studio questi argomenti con l'aiuto di un giovane fisico, e si tratta di dati sostanzialmente corretti». «Ebbene, nessuno dei processi di cui ho parlato può definirsi un evento casuale. L'universo ha una sua natura, se vogliamo simile alla natura umana. La natura dell'universo è di combinare, costruire, creare strutture via via più complesse. Agisce sempre in questo modo. Se le circostanze sono favorevoli, particelle di materia si uniranno per creare aggregati più complessi. Questa caratteristica del nostro universo - la tendenza a sviluppare un ordine, a creare combinazioni di elementi ordinati - ha un nome. La scienza occidentale la chiama "tendenza alla complessità". E così che funziona l'universo». «Come dicevo, l'universo - così come lo conosciamomgrazie ai dati in nostro possesso - è diventato sempre più complesso a partire dall'istante della sua nascita. Questo avviene perché è nella sua natura. La tendenza alla complessità ha portato l'universo da una semplicità quasi perfetta al tipo di complessità che vediamo tutto intorno a noi,movunque volgiamo lo sguardo. L'universo è sempre in azione. Procede continuamente dalla semplicità alla complessità».m«L'universo», proseguì, «è partito da una semplicità quasi assoluta, e per quasi quindici miliardi d'anni è diventato sempre più complesso. Fra un miliardo d'anni sarà più complesso di come lo conosciamo ora. Fra cinque, dieci miliardi d'anni... sarà sempre più complesso. L'universo progredisce verso una complessità assoluta. Procede verso... qualcosa. Può darsi che noi non esisteremo. Può darsi che nella complessità assoluta non esisteranno più un atomo d'idrogeno, una foglia, un essere umano, un pianeta. Tuttavia ci stiamo muovendo in quella direzione... tutto nell'universo procede verso quella meta. E quella complessità suprema, la meta verso cui tutto è diretto, è ciò che ho scelto di chiamare Dio. Se non ti piace questa parola, Dio, chiamala "Complessità Suprema". In ogni caso, qualsiasi nome tu decida di usare, l'intero universo procede verso quella meta». «…e vero, la Terra potrebbe finire in frantumi, e un giorno il nostro bel sole si spegnerà. E, per quanto ci è dato sapere, noi esseri umani siamo la manifestazione più sviluppata della complessità in questo angolo di universo. Sarebbe senza dubbio una grave perdita se venissimo distrutti, sarebbe un terribile spreco del processo di sviluppo. Tuttavia il processo continuerebbe. Noi siamo espressioni di quel processo. I nostri corpi sono figli di tutti i soli e di tutte le stelle che con la loro distruzione hanno fornito gli atomi di cui siamo composti. E se venissimo annientati da un asteroide, oppure ci distruggessimo con le nostre stesse mani, ebbene, in un altro punto dell'universo il nostro livello di complessità - un livello di complessità dotato di coscienza in grado di capire il processo - verrebbe duplicato. Non intendo dire che ci sarebbe gente esattamente uguale a noi. Intendo dire che da qualche altra parte nell'universo si svilupperebbero esseri pensanti complessi. Noi cesseremmo di esistere, ma il processo continuerebbe. Forse mentre siamo qui a parlarne, sta accadendo in milioni di mondi. In effetti è molto probabile che si stia verificando in tutto l'universo, perché è così che funziona l'universo». Tutto ciò che potenzia, facilita o accelera il movimento verso la Complessità Suprema è "bene"», «Tutto ciò che ostacola, rallenta o previene il movimento verso la Complessità Suprema è "male". Il bello di questa definizione del bene e del male è che è allo stesso tempo oggettiva e universalmente accettabile». «Quando diciamo che questa definizione di bene e male è oggettiva, intendiamo che è oggettiva per quanto possiamo esserlo in questo momento, in base alla conoscenza che abbiamo dell'universo. La definizione si fonda su ciò che conosciamo del suo funzionamento. Non deriva dalla saggezza rivelata di un credo religioso o di un'ideologia politica. Ha dei punti in comune con le migliori dottrine religiose e politiche, ma si basa su ciò che conosciamo, non su ciò che crediamo. Da questo punto di vista è oggettiva. Naturalmente ciò che conosciamo dell'universo e della nostra condizione al suo interno muta di continuo, a mano a mano che otteniamo nuove informazioni e sviluppiamo nuove idee. E impossibile essere del tutto oggettivi, è vero, ma possiamo esserlo in misura maggiore o minore. Se definiamo bene e male in base a ciò che conosciamo - in base alle migliori conoscenze scientifiche disponibili – siamo oggettivi per quanto possibile entro i limiti imperfetti della nostra comprensione. Sei d'accordo su questo punto?» «Se dici che per "oggettivo" non intendi "assolutamente oggettivo", sì, sono d'accordo. Ma com'è possibile che i seguaci delle diverse religioni - per non parlare di atei e agnostici, o di quelli che come me sono totalmente confusi - possano considerare una qualunque definizione universalmente accettabile? Non vorrei sembrare offensivo, ma penso che la maggior parte dei credenti sia troppo convinta dei privilegi esclusivi che ottiene dalle proprie ipoteche su Dio e il Paradiso per potersi mai trovare d'accordo su argomenti del genere».
«E un'osservazione corretta, non mi sento offeso», disse pensieroso Khaderbhai, fissando i pescatori seduti ai suoi piedi. Scambiò un grande sorriso con i tre uomini e proseguì. «Quando diciamo che questa definizione di bene e male è universalmente accettabile intendiamo che ogni persona razionale - sia essa hindu, musulmana, buddhista, cristiana o atea — può convenire che si tratta di una definizione ragionevole, perché è basata su ciò che conosciamo dell'universo».
«Credo di capire ciò che intendi dire», dissi dopo che Khaderbhai rimase in silenzio, «ma proprio non riesco a seguirti quando si tratta della... "fisica" dell'universo. Com'è possibile accettarla come base della nostra moralità?»
«Forse con un esempio riuscirò ad essere più chiaro, Lin. Userò l'analogia del sistema con cui si misura la lunghezza, perché è molto pertinente. Penso che converrai che è necessario avere una misura di lunghezza comune, vero?»
«Intendi dire metri, iarde e così via?»
«Precisamente. Se non avessimo un criterio comune per misurare la lunghezza, sarebbe impossibile stabilire quanta terra appartiene all'uno o all'altro, o come tagliare le travi di legno per costruire una casa. Sarebbe il caos. Combatteremmo per il terreno, e le case crollerebbero. Dall'inizio della nostra storia abbiamo sempre cercato di stabilire un sistema comune per misurare la lunghezza. Sei ancora disposto ad accompagnarmi in questo piccolo viaggio della mente?»
«Sono con te», dissi ridendo, chiedendomi dove volesse condurmi Khaderbhai con il suo nuovo ragionamento.
«Bene. Dopo la Rivoluzione francese, scienziati e funzionari di governo decisero di dare un senso ai sistemi di misura. Introdussero un sistema decimale basato su un'unità di lunghezza che chiamarono metre, dal greco metron, che significa misura». «All'inizio stabilirono che la lunghezza di un metro fosse un decimilionesimo della distanza fra Equatore e Polo Nord. Tuttavia i calcoli si basavano sul fatto che la Terra fosse una sfera perfetta, e oggi sappiamo che non è così. Perciò fu necessario trovare un altro sistema, e si decise di fissare la distanza fra due linee molto sottili su una barra di una lega al platino-iridio». «Platino...» «Iridio. Proprio così. Una lega estremamente robusta. Tuttavia una barra di platino-iridio, anche se molto lentamente, decade e si riduce, per cui l'unità di misura muta di continuo. In tempi più recenti gli scienziati hanno capito che fra un migliaio di anni la barra di platino-iridio che usavano come unità di misura potrebbe avere una lunghezza differente rispetto a oggi». Gli scienziati cercavano un parametro immutabile con cui misurare gli altri oggetti. Dopo diversi tentativi, e usando varie tecniche, la misura standard del metro è stata stabilita solo l'anno scorso: è la distanza che un fotone copre nel vuoto in un trecentomillesimo di secondo. Ovviamente questo pone il problema di come un secondo possa essere considerato una misura del tempo. E una storia non meno affascinante...». «Evitiamo il caos — nel costruire le case, nel dividere la terra, e così via - grazie a una misura di lunghezza standard accettata da tutti. L'abbiamo chiamata "metro", e dopo numerosi tentativi abbiamo deciso come stabilire la lunghezza dell'unità base. Allo stesso modo, possiamo evitare il caos nel mondo degli affari umani solo con un'unità di misura standard di ciò che consideriamo morale». «Al momento i modi in cui definiamo la qualità morale di un'azione sono per la maggior parte simili nell'intenzione, ma diversi nei dettagli. Perciò i preti di una nazione benedicono i loro soldati che vanno alla guerra, mentre gli imam di un'altra nazione benedicono i loro soldati che vanno ad affrontarli. E tutti quelli coinvolti nella carneficina sostengono che Dio è dalla loro parte. Non esiste una definizione oggettiva universalmente accettabile del bene e del male. Finché non la troveremo, continueremo a giustificare le nostre azioni e a condannare quelle degli altri».
«Per cui proponi di usare la fisica dell'universo come se fosse una specie di barra di platino-iridio?»
«Direi di sì, anche se in verità sono convinto che la nostra definizione sia più vicina all'accuratezza del fotone che a quella della barra di platino-iridio. Penso che se cerchiamo un modo oggettivo di misurare il bene e il male, un sistema che tutti possano trovare ragionevole, non possiamo fare di meglio che usare come parametro la natura stessa dell'universo. Lo confermano tutti i testi sacri delle grandi religioni. Il Corano, per esempio, esorta spesso a studiare i pianeti e le stelle per trovare verità e significato».
«Sono costretto a ripetere la mia domanda: perché usare la tendenza alla complessità anziché un altro criterio? Non c'è comunque una scelta arbitraria? Non vorrei sembrare ottuso, ma continua a sembrarmi un sistema arbitrario».
«Capisco i tuoi dubbi», disse Khaderbhai sorridendo e alzando per un istante gli occhi all'orizzonte, verso il confine tra cielo e mare. «Anch'io quando ho iniziato questo percorso ero molto scettico. Ma ormai sono convinto che per il momento non c'è modo migliore di definire bene e male. Non significa che sarà sempre la migliore definizione. Anche per misurare il metro in futuro si scoprirà un sistema migliore. In effetti il sistema più accurato al momento misura la distanza che un fotone copre nel vuoto. Ma sappiamo che quella di vuoto è una definizione relativa. Nel vuoto avvengono continuamente numerosissime reazioni. Sono certo che in futuro si troverà un sistema migliore permisurare il metro, ma al momento questo è il migliore disponibile. Per quanto riguarda la morale, la tendenza alla complessità - l'universo funziona in questo modo dappertutto, e da sempre - è il sistema migliore che possiamo usare per essere oggettivi sul bene e il male. Usiamo questo criterio, e non un altro, perché è quello più generale. Abbraccia l'intero universo, e tutta la sua storia. Se tu potessi propormi un modo migliore per valutare oggettivamente il bene e il male, in grado d'includere gli uomini di tutte le fedi e i non credenti, nonché l'intera storia dell'intero universo, sarei estremamente felice di sentirlo».
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La “Complessità Suprema” (Abdul Ghani, da “Shantaram” – Bombay)
Feedsmartedì 10 luglio 2007
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Feedsmartedì 3 luglio 2007
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