mercoledì 20 giugno 2007

Nuova categoria “Rane”

Ho inserito la nuova categoria "RANE" nella mia galleria fotografica. Le foto sono scattate in situazioni ambientali diverse con le ottiche Canon in mio possesso, ad esclusione del Sigma 10-20, naturalmente. Buona visione.
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martedì 12 giugno 2007

Nuova categoria Macro

Ho inserito la nuova categoria MACRO nella mia galleria fotografica. Le foto sono scattate con un Canon 60mm EFS Macro USM talvolta in accoppiata con un Canon Extender EF25 e uno stativo Manfrotto, tutte in manual focus. Buona visione.
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venerdì 1 giugno 2007

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Un saluto

Lascio un paese dove non esiste la meritocrazia, e neanche lontanamente la si percepisce.

Un paese dove una moltitudine di persone è sempre pronta a commenti lapidari e da nuove generazioni amanti e fondate sul dio immagine e sull'esteriorità.
E' necessario ad un certo punto prendere atto che la vita è un miracolo unico ed inripetibile. Bisogna prendere atto che la qualità della vita è soggettiva e non il risultato di una ricerca di marketing come il sistema ci induce a credere.

Non sono più disposto ad essere ancora prigioniero di un opprimente mondo sociale. Devo fare un'inversione ad "u" per invertire la mia vita, per essere cio' che sono e non quello che devo essere.
Per fuggire ad una struggente e grigia monotonia di giorni uguali a se stessi, perche' quì non ho nulla da perdere ma soltanto da guadagnare andandomene da questa civiltà che ha perso il senso della realta' ed i cardini fondanti della vita stessa.
Questo è l'inizio del post. E questo è il resto.
Ho vissuto il 90% della mia vita in un Sud dilaniato ed imperniato su un sistema mafioso, che, cosa triste, nel corso delle generazioni si è trasferito indirettamente anche nelle menti della gente comune. Gli atteggiamenti mafiosi, se pur spesso "innoqui", li vivi tutti i giorni ad un semaforo, in un ufficio pubblico, in una coda per comprare le sigarette. Quì la parola STATO si è persa nei tempi. Quì l'assoluto individualismo incombe alimentato da una comune propensione al sovversione delle regole basilari e del minimo senso civico. Molto più genericamente, c'è troppa mafia, troppi inciuci, troppi misteri, troppi variegati interessi, per poter riuscire ad avere una vita con una parvenza di giustizia sociale e normalità.

Non c'è più la voglia di aiutare e di aiutarsi.
L' aria è irrespirabile, continuiamo a respirare Pm10 e Pm02 per 365 giorni all'anno, in virtù della necessità di accrescere sempre più i consumi, la produzione e questo fantomatico progresso economico, progresso che ha portato tra le altre cose giorno 20 gennaio 2007 ad avere 25 gradi a Torino ed ad avere i primi germogli là dove prima vi era 1 metro di neve.

Continuiamo a mangiare cibo normalmente contaminato da metalli pesanti, pesticidi, additivi e sostanze indutriali, e se un giorno scopriamo di avere un linfoma passiamo gli ultimi giorni di vita a chiederci "perchè proprio a me, cosa ho sbagliato...". Ormai questa è la consuetudine, anche perchè volendo scegliere, la scelta non esiste. Si trovano quantità fuori legge di metalli anche nella frutta di coltura biologica da quattro euro al kilo.

Quì tanta gente appare appagata e compiacente solo quando ha denaro da poter dissipare nell'ultimo cellulare o ingozzarsi al ristorante. Ci incazziamo per delle schiocchezze, diventiamo inferociti per un dettaglio, si arriva ad massacrare un uomo per un posteggio. Triste. Più triste quando tutto ciò incomincia a confondersi con la normalità della quotidianità.

Voglio andarmene da tutti quelli che mi chiedono, quelli che vogliono, quelli che ordinano. Tutto appare un labirinto di doveri. Da tutti coloro che non si fermano a guardarmi e che non si chiedono mai se sono felice. Voglio andarmene da una vita che non e' la mia, dal materialismo più sfrenato che odio, dal dover dire sempre si, dal voler urlare e non avere fiato per farlo. Dal non poter essere cio che sono, dall'essere manovrato dagli implacabili fili di questo paese.

Lascio un paese, dove nella storica cattedrale cristiana di un suo grande capoluogo vengono affissi enormi cartelloni di banche e assicurazioni, un paese dove se vorresti vendere delle castagne in strada devi avere l'autorizzazione non del comune ma della famiglia mafiosa che gestisce gli ambulanti, un paese dove, se proprio sei all'ultima spiaggia, decidi di lavare i vetri, ti accorgi che per avere un semaforo a disposizione, devi versare una sistematica estorsione settimanale ai relativi gestori nomadi. Un paese dove c'è gente che è precaria da 16 anni.

Io sono stato tra i "fortunati". Ho avuto un "lavoro". Se pur a 1200km da casa. Sono stato una sorta di risponditore telefonico umano automatico predisposto alla risoluzione di problematiche informatiche. Per l'azienda un semplice culo seduto su una sedia e una voce in più nei file di log che ci monitorizzano 9 ore su 8, pausa pranzo inclusa. Sono quì a lottare ogni giorno una guerra già persa. Passo i giorni tra le occhiate di controllo di un capo stalinista, intraviste attraverso un vetro separatore. Tra una telefonata e un'altra, ascolto le voci latenti di persone che discutono alternativamente di auto da 70.000€ o nuovi telefonini. Ho tutti i giorni a che fare con manager e capi aguzzini e arroganti, colletti bianchi presuntuosi, patologicamente immersi nelle loro logiche opportunistiche aziendali, fondate sulla falsità e cinismo, prepotenti e tante volte ignoranti; gente che non si schioda dalla sedia neanche 10 minuti per mangiare qualcosa ma resta per 10 ore con le cornee inchiodate ad un monitor. Se l'azienda glielo chiederebbe ucciderebbero la loro madre. A loro detta, il fine? Raggiungere i risultati e gli obbiettivi dettati dal livello superiore, con ogni mezzo, fare la loro figura, per infine ottenere 20 giorni di ferie all'anno dove potere spendere in souvenir il modesto bonus ottenuto. Patologie. Tra le ore di lavoro, gli straordinari quotidiani, il tempo del viaggio dalla periferia o da cittadine vicine, si evince facilmente che il tempo da loro dedicato alla moglie e ai loro figli, escludendo le ore fisiologiche di sonno, ammonta a 3 ore al giorno. Variabili, perchè c'è poi chi a casa apre il suo computer. Il clima è di terrore stalinista. Sei in mano ad un computer che registra ogni tua minima attività. La tua capacità, la tua produttività, la tua disponibilità e il tuo comportamente sono risultati di un report stilato ciclicamente da un server. Il rispetto della persona da queste parti non si sa cosa sia. Continui a passare le tue giornate tra i cadenzati sospiri di insofferenza e frustrazione del tuo capo e dei tuoi colleghi. Alla fine, finalmente, ottengo i miei 1200€ ai quali istantaneamente sottraggo: 650€ per l'affitto di un monolocale di 28mq, 50€ per corrente elettrica, 100€ per prestito effettuato per l'acconto di 6 mensilità anticipate date al momento dell'affitto, 60€ per 2 abbonamenti mensili ai mezzi pubblici. Vivo con mia moglie con i restanti 340€. Mia moglie, straniera e laureata in economia, dopo miliardi di inserzioni risposte e curriculum inviati, anche per lavori di pulizie, ha potuto trovare soltanto un impiego per un solo mese. Guarda caso quello di Dicembre. Sono coscente che esiste anche di peggio, ed proprio questo che mi rincresce. Personalmente non posso permettere che la mia vita scorra inscatolata dentro un ufficio, ora dopo ora, giorno dopo giorno nella capitale della moda e della finanza, dove per acquistare una casa di 58mq occorre un mutuo di 1200€ per 30 anni. Naturalmente in periferia. Rinuncerò prontamente ad ogni vantaggio ed esigenza materiale, in cambio della percezione di libertà e del sapore della vita vera. Se per il sistema la vita è questa, dei mille euro ogni triste mese di vita, non so proprio che farmene. Dopo quasi un anno di giorni clonati, lascio con felicità il posto a qualche nuovo automa che farà il suo ingresso.

Quì l'esistenza si è imperniata in queste tre fasi: PRODUCI-CONSUMA-MUORI. Tutta la vita, a parte piacevoli quanto brevi parentesi, da noi è incentrata sul lavoro. Il giorno l’hai passato a lavorare. Il sistema ti fa il lavaggio del cervello ininterrottamente, ti costruiscono bisogni futili quanto artificiali che direttamente spingono le persone a spendere di più, per poi farti lavorare di più. Pian piano consideri una vita passata a lavorare e tirare avanti, perennemente sotto stress. E il tempo prezioso ed unico se ne va. La vita sfuma in un triste orizzonte. Sfuma alzandosi ogni mattina all' odioso suono di una sveglia per andare a lavorare 8 ore al giorno per 40 anni, senza peraltro avere piu' la sicurezza di raggiungere una pensione, visto che, come ci riferisce la televisione pubblica, qualcuno dopo 46 anni di contributi percepisce 560€. In più indebitandosi per 30 anni per comprarsi un piccolo appartamento, aspettando come un miraggio e con ansia il fine settimana, che poi scorre in un'attimo ed inconcludente, facendo queste misere 2 o 3 settimane di ferie all'anno, vedendo poi, che alla fine dei conti, le cose vanno sempre peggio.

Questo paese non fa più per me, queste facce stressate che corrono da mattina a sera per qualcosa che neanche sanno, queste anime cattive che aspettano solo di voltarti le spalle, questa gente che non è conciliante mai, che non sa più ridere, che non sa più godersi il sole, un tramonto, un respiro.

Non ne posso piu' del rumore, dei vestiti e delle scarpe da 200€, degli atteggiamenti mafiosi, di vedere impiegati pubblici che adempiono al 10% i loro doveri, delle promozioni telefoniche, della gente che corre, del telefono, delle chiacchiere inutili, delle illusioni, del finto progresso, delle automobili, delle gru, della logica del profitto, della posta, delle tasse, dei mc donalds aperti anche il giorno di natale, delle signore in pelliccia, del sogno dei 1000 euro al mese, dei finti cattolici, di chi si vede grasso, delle liti in tv, di sapere che esiste anche il mercato nero per i punti della patente, della gente che strilla per qualcuno del grande fratello, dell'avere paura di fare un figlio, di sentire parlare solo e sempre di soldi, di chi ha trent'anni e si sente finito, di chi lavora dieci ore al giorno, di chi parla ancora di calcio come sport, delle case farmaceutiche che decidono sulla vita delle persone, dei soggetti dei crash Parmalat e delle scalate bancarie che in Italia patteggiano, del cannibbalismo dell'Imps, delle pensioni dei dirigenti pagate con i soldi dei precari, delle mamme in carriera che lavorano fino a sera... e dei figli tredicenni che fumano cocaina... di tanto altro ancora.

Ritroverò il mio tempo, tornerò alle origini, ritroverò dei vecchi contadini, che ho già conosciuto, per imparare un giorno magari a coltivare e lavorare un pezzetto di terra, a riscoprire l'acqua pura, il silenzio, l'anarchia, gli animali selvatici, il pane fatto in casa, imparare a fare la farina e le conserve, custodire mucche, capre, galline e polli, integrarmi con i fiori, la neve, il vento, le montagne e le colline, le foreste ed i boschi, iniziare ad assaporare un reale sogno di liberta'. Usare una vecchia bicicletta, e godermi una piccola famiglia con tutti seduti intorno ad una tavola. Sentirmi, alla fine, parte di tutto.

Ho già vissuto questa esperienza, pur soltanto per un anno, e ho trovato un mondo diverso, un paese lontano anni luce da quello dove ho vissuto. Il cielo è stupendo. i colori sono bellissimi. Esiste il concetto di tempo libero. Incontro tantissima gente ed ognuno ha una storia da raccontare. Ho trovato un sistema rigido burocratico ed efficente ma anche a misura d'uomo. Ho trovato campi verdi e canali, acqua che riflette il cielo nuvoloso. Ho trovato il rispetto e un grosso senso di libertà. Ho respirato il profumo della natura. Ho trovato un punto di partenza per una vita che avrei sempre voluto e che ora, più che mai, mi sento in dovere di riprendermi.

Ho trovato concetti come qualita’ di vita, il rispetto delle cose comuni, gentilezza ed educazione diffusa, grande solidarietà tra le persone, grande senso civico, attenzione e quant’altro. Questi elementi trovano tutti conferma in ogni aspetto del quotidiano. Gente felice spesso anche tra la miseria, tanta gente sorridente e ospitale, gente senza paranoie, che non dà attenzione alle apparenze, gente che se anche non la conosci ti saluta e scambia due parole con te, porgendoti un bicchiere di vino. Gente che, nella vita, non è il RUOLO che la socetà gli impone di essere, e il concetto di rinuncia ai desideri è facilmente sopraffatto dalle emozioni e dalle gioie di una vita umile e gratificante.

Quì mi sono sentito subito come a casa. Un saluto e un sincero augurio a tutti. Gaspare Messina


Photo selection 2008
By Gaspare Messina Photographer

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