domenica 9 agosto 2009

In memoria di Laika - Il cane nello spazio


Il cane che rincorse le stelle avrebbe di molto preferito continuare a rincorrere gatti e ciclisti per le strade di Mosca, se avesse potuto decidere lei, ma Laika non era un cane qualsiasi. Era un soldato, una bandiera, un latrato di battaglia, un monumento che l'Urss voleva costruire a se stessa con il materiale della Guerra fredda, con i motori, i missili, le ambizioni e, soprattutto, con le bugie della propaganda. Laika, la bastardina arruolata dagli accalappiacani di Kruscev nei vicoli di Mosca per essere la prima creatura vivente spedita in orbita, non morì la morte indolore nello spazio dopo una settimana di orbite, che la propaganda ci aveva raccontato allora, ma una morte orrenda e struggente, inscatolata nel minuscolo Sputnik, poche ore dopo il lancio. Il suo cuore di cane fu schiantato dal panico e dalla solitudine incomprensibile.

Un'altra delle perenni menzogne del potere in Russia, sovietico e non soltanto sovietico, viene a galla dopo 45 anni, dalla confessione di uno degli scienziati di quel programma spaziale che, tra il primo bip dello Sputnik e il viaggio di Gagarin attorno alla Terra, doveva essere la dimostrazione dei trionfi Socialisti sul nemico Capitalista. La prova della profezia di Nikita Kruscev all'Occidente, "in dieci anni vi seppelliremo".

Laika, insieme con Mushka e Albina, due altri cagnetti presi a caso tra i bastardini nelle vie della capitale, era stata scelta per la sua docilità, per la sua resistenza alle prove d'accelerazione nella centrifuga della "Città delle Stelle", la Houston alle porte di Mosca e, dannazione dei piccoli, per le sue dimensioni contenute. Non c'era molto spazio per ospitare un cane dentro lo Sputnik 2 dal peso totale di 108 chili, che i vettori sovietici erano in grado di sparare in orbita in quel novembre del 1957. Ma per piccina e mansueta che fosse, Laika era pur sempre un cane e ci volle tempo per adattarla a quel viaggio.

Con le sue compagne fu messa nel frullatore della centrifuga che le spingeva il cuore fino a tre volte il ritmo normale delle pulsazioni cardiache, nella paura e nella fatica di pompare il sangue nel corpo schiacciato dall'accelerazione gravitazionale. Aveva, dice ora lo scienziato russo, una tendenza a soffrire di panico, perché il cuore impiegava poi il triplo di tempo rispetto alle sue compagne, prima di tornare a velocità normale.

Laika e le sue compagne furono costrette a vivere in gabbiette e contenitori sempre più piccoli e strette da catenelle sempre più strette, per periodi successivi di 3 settimane e a nutrirsi solo di gelatine, la pappa che sarebbe stato messo a bordo, perché lo potessero, poco alla volta, con parsimonia, leccare fino all'esaurimento e dunque alla morte.

Alla fine dell'addestramento, se così possiamo chiamare quella tortura, la vediamo nelle foto d'epoca, che spunta con il muso scuro e gli occhi giustamente preoccupati, da una sorta di tubo di dentrificio nero, l'ogiva nella quale sarebbe stata sparata dalla base di Baikonur, strettamente incatenata, per impedirle di rivoltarsi e di muoversi dentro il tubo.

Mushka, oltre che piccola, era, per sua ulteriore sfortuna, anche la più intelligente. Era servita per collaudare i rudimentali strumenti di bordo, un ventilatore automatico che avrebbe dovuto raffreddare l'abitacolo quando, nei momenti di esposizione al sole durante le orbite la temperatura fosse salita oltre i 20 gradi.

Albina era stata sparata due volte con razzi, ma recuperata con paracadute dell'ogiva, per collaudare la resistenza al lancio. Ma Laika pescò la paglia corta. Fu scelta per il glorioso evento. E fu lanciata. Senza sapere che per lei non era stato previsto nessun rientro trionfale. Che sarebbe comunque morta girando attorno alla Terra. Il dottor Dimitri Malashenkov, lo specialista che la seguì, ha raccontato ieri a un congresso di medicina spaziale a Houston, le ultime ore di Laika. L'elettrocardiografia seguita via radio segnò un aumento parossistico delle pulsazioni quando i motori s'accesero e il missile cominciò a vibrare sollevandosi dalla piazzola, qualcosa che la cagnetta non aveva mai provato prima. Raggiunta la velocità orbitale, il ventilatore, secondo i leggendari standard del controllo di qualità sovietica, naturalmente non funzionò e la temperatura nella trappola spaziale cominciò a oscillare tra il caldo e il freddo estremi.

Il suo cuore di cane prese a battere irregolarmente, fibrillando quando l'assenza di peso rallentò di colpo le pulsazioni e alla quarta orbita, dopo 5 ore di tormento, il tracciato divenne misericordiosamente piatto. Forse fu la temperatura a ucciderla, o l'umidità che si era accumulata nel suo ansimare dentro quello spazio, o l'anidride carbonica che i filtri nella capsula avrebbero dovuto ripulire, ma che, probabilmente, non funzionarono a dovere. Il dottore non è sicuro.

Ma chiunque conosca un cane e abbia visto gli occhi di Laika mentre la insaccano dentro la sua gabbia, sa di che cosa è morta quella cagnetta, è morta di paura e di solitudine. Di stress, se si preferisce un'espressione più asettica. Sognando i vicoli di Mosca, il branco dei randagi e i gatti che non avrebbe più rincorso, la mano di quegli uomini ai quali si era sicuramente affezionata, senza sapere quello che loro stavano preparando per lei. Il funerale di Laika fu lungo. Andò avanti per 6 mesi e 2.570 orbite, mentre il Cremlino mentiva sulla sopravvivenza di Laika nello spazio indicata in "oltre quattro giorni" e l'America si rodeva nella sua goffa rincorsa con missili che esplodevano dopo il lancio e scimpanzé africani che stava addestrando per inseguire i cani russi.

Fu cremata l'8 aprile del 1958, quando lo Spuntik-2 perse velocità e rientrò nell'atmosfera, consumandosi in un ultimo, piccolo falò delle vanità ideologiche e della crudeltà umana. Tre anni dopo, il 12 aprile del '61, un essere umano dal coraggio ultraterreno, Yuri Gagarin la seguì, sapendo che avrebbe potuto fare la fine della cagnetta che l'aveva preceduto e che era stata sacrificata per lui, da un regime che trattava gli uomini come cani e dunque i cani come gli uomini. Troppo tardi per fare compagnia a Laika e portarla a passeggio tra le stelle.

domenica 26 luglio 2009

Corea del Nord, esperimenti nucleari su bambini disabili

A riferirlo un ex comandante dell'esercito nord-coreano, fuggito in Corea del Sud

Bambini disabili utilizzati come cavie per testare armi chimiche e biologiche: questo il segreto che dopo anni di silenzio, ha rivelato Im Chun-yong, ex capitano dell'esercito nord-coreano.

E' il 1999 quando Im Chun-yong, fino ad allora membro dell'elitè militare nord coreana, fugge insieme a un manipolo di uomini: attraversando a nuoto le acque del fiume Tumen, dopo aver ingaggiato uno scontro a fuoco con decine di soldati, riesce ad arrivare in Cina, per poi passare in Corea del Sud, dove tutt'oggi vive.

Dopo anni di silenzio, le ultime notizie sulla salute di Kim Jong-Il e i possibili conflitti in seno al regime per il passaggio di potere, lo hanno convinto a parlare, di questo segreto "troppo terribile da raccontare".
"Se alla nascita il neonato mostra handicap fisici o mentali - racconta l'ex ufficiale - il governo pensa che il miglior contributo che possa dare alla società... è quello di fare da cavia per le armi chimiche o biologiche".

Sarebbe stato, secondo quanto riferito da Im Chun-yong alla tv Al Jazeera, proprio uno dei suoi uomini ad assistere in prima persona agli esperimenti sugli esseri umani, in un complesso militare sulla costa occidentale nord-coreana. Qui decine di persone sarebbero state spinte a forza in una camera di vetro. "La stanza veniva riempita con gas velenoso - continua l'ex ufficiale nord-coreano - mentre alcuni dottori osservavano e calcolavano il tempo che occorreva perché le persone morissero".

In prima persona l'ex capitano avrebbe invece visto, siamo agli inizi degli anni '90, un suo superiore lottare con altri gerarchi dell'esercito, che volevano portargli via la figlia dodicenne disabile mentale. Inizialmente l'ufficiale avrebbe resistito, per poi cedere alle pressioni. "Ho visto quella bambina che veniva portata via - racconta Im Chun-yong - Non l'ho più rivista".

Già in passato alcuni disertori del regime avevano denunciato esperimenti su detenuti politici: i prigionieri sarebbero stati prelevati dal carcere e condotti in "fabbriche", che in realtà sarebbero siti per sperimentare le armi chimiche e batteriologiche.

Inoltre per Im Chun-yong, mentre la comunità internazionale è focalizzata sul programma nucleare intrapreso dalla Corea del Nord, il pericolo più imminente verrebbe da armi chimiche e battereologiche: l'ex ufficiale ha raccontato infatti di aver ricevuto un addestramento specifico per l'utilizzo di armi chimiche contro il "nemico" e più di 5mila tonnellate di armi biochimiche, tra cui gas nervino, iprite, antrace e colera rappresenterebbero il bottino che il regime di Pyongyang è riuscito a cumulare nel tempo.

Fonte Peace Reporter

giovedì 23 luglio 2009

Caccia DDL Orsi - Si chiudono le audizioni in commissione ambiente al senato con la bocciatura del testo

Non c’era bisogno della pubblicità della Federcaccia sulla licenza di caccia a 16 anni per dimostrare l’inadeguatezza e inopportunità del testo del disegno di legge di modifica dell’attuale legge 157/92 sulla caccia.

I no al testo infatti sono emersi nelle audizioni in Commissione ambiente del Senato che si sono chiuse con l’audizione dell’ISPRA.

Dall’inizio delle audizioni la maggior parte degli auditi, compreso il mondo delle regioni, della scienza, delle associazioni, si è dichiarato contrario al testo Orsi reputando che questa proposta è incompatibile per una buona protezione dell’ambiente e degli animali, sia per la stessa sicurezza dei cittadini italiani.

"Anche nel metodo, ribadiamo, si sta verificando una vera anomalia con la chiusura del termine per la presentazione degli emendamenti ben prima della chiusura delle audizioni! Per questo crediamo sia necessario riaprire il termine degli emendamenti per dare maggiore correttezza alle procedure".

Non è solo la contrarietà alla caccia a 16 anni, ma come ha ribadito il Sottosegretario alla Salute Martini, è tutto l’impianto del disegno di legge da rivedere perché stravolge il senso stesso di una caccia controllata e conciliabile con gli interessi dell’ambiente, degli animali e della gente costretta sempre più ad avere rari e pochi momenti di contatto con la natura.

È evidente che il dibattito si è ormai così radicalizzato e indurito che solo un passo indietro del senatore Orsi e della Commissione può evitare di approvare un testo odioso alla maggioranza dei cittadini che riapre di sicuro la frattura tra caccia si e caccia no, comunque equilibrata dall’attuale normativa nazionale e comunitaria.

Fonte OIPA Italia

lunedì 6 luglio 2009

Chi paga per la Caccia?

La caccia è una forma collaterale della pazzia umana.



venerdì 26 giugno 2009

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Strage di cani a Paternò - Sicilia


24 giugno 2009 - 11 cani uccisi con polpette avvelenate, sgomento a Paternò. Episodio analogo anche qualeche anno fa.


Photo selection 2008
By Gaspare Messina Photographer

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